Il biogas è indicato dall'U.E. tra le fonti energetiche rinnovabili non fossili che porteranno ad una riduzione graduale dell'attuale stato di inquinamento
dell'aria e quindi dell'effetto serra. I suoi primi impieghi risalgono agli anni '70 in Svizzera, Austria e Germania. Per il 2010 il Parlamento Europeo ha
proposto per l'U.E. l'obiettivo che le fonti energetiche rinnovabili coprano il 15% dell'energia utilizzata.
Il biogas è una miscela di gas combustibili che
si forma attraverso la fermentazione di sostanze organiche, in assenza di ossigeno, all'interno di particolari vasche denominate "digestori anaerobici".
E' composta per il 50-70% da metano, per il 30-50% da anidride carbonica e da diversi altri gas in minime concentrazioni ed è in grado di apportare un grosso
contributo alla produzione di energia elettrica e calorica.
Le matrici organiche possono avere varie origini, ad esempio:
Il processo anaerobico avviene all'interno dei digestori, costruiti in calcestruzzo armato, riscaldati ad una temperatura di circa 40°C per un periodo di 60 giorni approssimativamente. L'apporto di materiale organico fermentescibile è costante e giornaliero, e l'impianto funziona per 365 giorni all'anno. Il biogas prodotto, deumidificato e lavato, viene convogliato in un apposito "polmone", che funge da serbatoio, da cui passa direttamente alla centrale di cogenerazione (produzione combinata di energia elettrica e termica). La biomassa, privata così del suo carico energetico e inquinante, riduce il proprio volume divenendo fango, soggetto a lenta e definitiva trasformazione in composti inorganici (mineralizzazione) per cui adatto all'utilizzo in agricoltura come fertilizzante.
Ecobeton si è interessata al particolare fenomeno di corrosione che interessa il calcestruzzo di cui sono costituiti i silos di raccolta delle sostanze organiche e
le vasche dei digestori anaerobici. Dall'esperienza acquisita primariamente in Germania ed in Austria, abbiamo ad esempio potuto rilevare come dopo soli 4 anni, la
superficie interna delle vasche nella parte superiore, se non opportunamente protetta, si corrode perdendo circa 3 cm di spessore, giungendo "al sasso".
Il pH del liquame raccolto all'interno dei digestori è generalmente compreso tra 4,5 e 5.
Uno dei sistemi proposti dal mercato oggi, mira a salvaguardare in parte la struttura cementizia di cui sono composte le vasche, ad esempio mediante il rivestimento con una membrana di propilene (tarp) posto lungo la parte superiore esposta ai gas corrosivi contenenti composti dello zolfo (H2S in particolare).
La soluzione proposta da Ecobeton invece ha come obiettivo la protezione dell'intera struttura in calcestruzzo, dalla pavimentazione dei silos, alle pareti
divisorie prefabbricate, alle vasche di raccolta e così via, mediante l'utilizzo di Evercrete Vetrofluid®.
Nel caso specifico, questo prodotto, penetrando sino
a 40 mm all'interno della matrice cementizia attraverso le porosità e vetrificando, se steso in opportuni dosaggi lungo la superficie da trattare, è in grado
di conferire al supporto una straordinaria resistenza ad esempio all'attacco da parte di solfati, dell'acido lattico, dell'acido acetico, dell'acido cloridrico.
L'esperienza ci mostra come le superfici trattate con Evercrete Vetrofluid® dopo 4 anni risultano opacizzate
o sbiancate in alcuni punti ma sono rimaste integre
in quanto il prodotto impregna il manufatto formando un consistente strato protettivo.
In aggiunta alle proprietà antiacido, Evercrete Vetrofluid® conferisce al calcestruzzo ottime caratteristiche di resistenza ai cicli gelo/disgelo (grazie
all'impermeabilità all'acqua), blocca il fenomeno della carbonatazione dovuto all'ingresso nella matrice cementizia di anidride carbonica e umidità,
consolida le superfici svolgendo un'azione antispolvero e antiusura permanente, evita la disidratazione del cemento mediante la creazione della spessa barriera vetrosa
impermeabile.
Alcuni produttori di elementi in calcestruzzo per in trattamento delle pareti delle vasche dei digestori, ad esempio Drössler GmbH Umwelttechnik di Siegen (D),
utilizzano Evercrete Vetrofluid® direttamente nel loro ciclo di produzione.
Tutto questo è possibile grazie all'utilizzo di un materiale perfettamente ecocompatibile, di origine completamente minerale, inodore, incolore, atossico,
certificato per l'utilizzo a contatto con l'acqua potabile, marcato CE secondo la normativa UNI EN 1504-2 "Protezione e riparazione delle strutture in calcestruzzo".
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